Certosa
> Cella 25
> Introduzione
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"Ubbidendo all'imperio della legge, fu prescelta la Certosa, come
la più opportuna, per isolamento e vastità, ad esser trasformata in
Cimitero.
Ciò che, provvidamente, valse a preservarla - anche se nelle sole sue parti più nobili - dall'abbandono e forse da non impossibile distruzione".
Giuseppe G. Reggiani,
La Certosa di Ferrara, 1914 |
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Con queste parole il Reggiani, in occasione del primo centenario del Cimitero della Certosa,
registrava lo stato di conservazione di uno dei più suggestivi monumenti di Ferrara.
E con queste parole, appena venate da un filo di amarezza per la miserevole sorte che, altrimenti, sarebbe toccata a claustri ed arcate, ci piace evidenziare il percorso, ben più recente, che ha portato ai numerosi interventi conservativi e di restauro operati dall'Azienda a partire dagli anni 80. Fu proprio in quegli anni che l'AMSEFC, dopo i primi restauri di strutture portanti e il rimaneggiamento e la sostituzione della maggior parte dei coperti, intraprese un più capillare piano di interventi sulla parte monumentale, quali la manutenzione e la pulizia di colonne e cimase nel I Gran Claustro e nel Curvilineo e il restauro del tempietto d'ingresso. Ma l'ambizioso progetto aziendale incontrò ben presto numerosi ostacoli, non solo di carattere economico, vista la vastità e la natura degli interventi da realizzare, quanto piuttosto di natura giuridica, in quanto i sepolcri della zona monumentale sono perloppiù in regime di concessione perpetua ai singoli intestatari. A quel punto occorreva dunque un'intensa opera di sensibilizzazione nei confronti dei privati. Per cui, data l'esigenza di promuovere non solo la conoscenza del monumento, quanto, soprattutto, la sua conservazione, si giunse alla volontà di attivare una politica di divulgazione anche attraverso pubblicazioni artistiche e pubbliche iniziative. Da qui discende l'individuazione di sepolcri pregevoli sotto il profilo storico artistico, ma in stato di degrado, per i quali avviare le procedure di richiesta di manutenzione - pena la decadenza della concessione - con l'indicazione dei modi e dei comportamenti per il loro recupero. Da qui anche l'attivazione degli strumenti più idonei, per consentire ai privati di fruire delle agevolazioni e dei contributi, previsti dalle leggi vigenti, per interventi restaurativi. In alcuni casi i titolari di concessione hanno preferito retrocedere i manufatti, consentendo così all'Azienda di intervenire laddove esistesse un interesse artistico, oltre che economico, come nel caso della Cella XXV^ di seguito descritta. |
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